martedì 16 aprile 2013

Interviste a mamme espatriate

Io mi sono sempre vista all’estero, “da grande”. Sognavo prima l’erasmus, poi la tesi e poi l’esperienza di lavoro all’estero… diciamo che c’ho sempre avuto il “pallino” in testa per questa cosa.. addirittura ricordo che quando ero alle medie avevo progettato il mio attico a New York, un bellissimo open space ai piani alti di un grattacielo del cuore della grande mela… avevo le idee chiare io.. fare l’ingegnere per girare il mondo. Come c’è scritto anche nell’aula più grande della facoltà…

Chissà se i miei erano solo sogni che dicevo così tanto per dire.. o se ci credevo davvero… ancora non l’ho capito…

IMG_1440

 

Ogni tanto poi con mio marito si parla di una possibilità di andarcene tutti insieme a vivere all’estero… anche lui ha questo pallino in testa.. perchè la cosa che abbiamo in comune è che ci piace viaggiare… quindi ogni tanto se ne parla, e insieme immaginiamo un ipotetico futuro alternativo.. Fosse così facile però… primo: abbiamo un figlio e uno in arrivo, quindi se ti sposti non è la stessa cosa che se fossimo solo noi due.. perchè allora potremmo adattarci veramente a tutto, invece così no.. secondo: io vorrei avere una sicurezza prima di spostarmi, cioè sapere che andrei in un posto dove starei meglio, e dove avrei un lavoro sicuro.. e il che non è mica semplice.. spostarsi vuol dire anche rischiare.. un conto è se ti offrono un lavoro all’estero e allora sai già a cosa vai in contro, un conto è mollare il tuo lavoro qui (quello del marito) per andare nel chissà dove a fare chissà cosa.. non è così semplice.. Ammetto che se non ci fosse Dede io alla laurea direi a marito se gli va di provare ad andarcene all’estero.. tanto non ci sarebbe niente da perdere… e sono sicura che saremmo partiti… ma così è tutto diverso…

Allora immersa in questi pensieri ho deciso di fare un’intervista a mamme blogger che vivono all’estero.. Poche domande dirette e semplici.. così per fare un confronto tra le varie esperienze…  Perchè sono sicura che tra voi c’è qualcuna che ci pensa come me… : )

Buona lettura! (le domande sono le stesse per tutte)


1.Presentati e dicci qualcosa di te (chi sei, nome del tuo blog, quanti anni hai, quanti figli hai ed età e dove vivi)

Sono Lori, con il mio blog sono 'Mamma che Paura', ho appena compiuto 32 anni e ho un figlio, Cookie (che non è il suo vero nome), di un anno, e da 3 mesi viviamo a Bruxelles, in Belgio, da Roma

2. Come avete preso la decisione, cosa vi ha spinto?

Io e mio marito abbiamo sempre cercato di ritornare a vivere all'estero, dopo alcuni periodi trascorsi negli USA. E la nascita di Cookie ha solo incrementato questo desiderio, che fortunatamente si è avverato relativamente presto. Diciamo che le nostre vite, soprattutto lavorative, non ci piacevano moltissimo e poi pensiamo che vivere in un altro Paese è sempre un'esperienza molto stimolante, in particolare per un bimbo piccolo come Cookie, che potrà crescere imparando non solo lingue diverse, ma anche culture e stili di vita differenti. In questo Bruxelles è davvero unica in Europa, perché qui vengono a lavorare persone da tutto il mondo.

4. Hai mai avuto delle paure e incertezze?

Beh, paure e incertezze ci sono sempre, soprattutto quando ti sposti da una realtà in cui sei supportato dalla tua famiglia di origine e dai tuoi amici, e arrivi in una in cui ci siamo solo noi 3. Ma alla fine sarebbe stato lo stesso se da Roma fossimo andati a vivere a Milano

5. Quali sono state le difficoltà iniziali?

Ci siamo trasferiti da poco, quindi di difficoltà ancora ne incontriamo: vai dalla lingua, il francese, che non parliamo benissimo (ma grazie a Dio qui l'inglese è parlato da tutti!), per passare agli adempimenti burocratici (che anche qui in quanto file ed attese non scherzano), fino a ricreare dei punti di riferimento, soprattutto per Cookie (asilo nido, pediatra, babysitter). Ma posso dire che tutto sommato si fa tutto. Alla fine quando ti ci trovi è tutto gestibile, e poi qui sono organizzati meglio che da noi in Italia

6. Che lavoro fai e che lavoro fa tuo marito?

Io sono un avvocato e mio marito lavora negli affari europei, il motivo per cui ci siamo trasferiti è proprio il suo nuovo lavoro

7. Se tu lavori, chi guarda i bambini? Come fate coi nonni lontani?

Al momento lavoro poco e sono in cerca di una nuova occupazione, quindi mi posso occupare io di Cookie quando non sta bene, altrimenti lui va al nido, che qui dura dalle 8 alle 18. Pertanto, anche per un futuro è certamente una soluzione che aiuta una mamma che lavora. Abbiamo deciso di iscriverlo fin da subito perché è molto importante che impari presto a parlare anche in francese, visto che sarà la lingua principale anche a scuola. Inoltre, gli fa molto bene, è diventato più indipendente e gioca con gli altri bimbi. Finché non lavoro stabilmente lo vado a prendere sempre un po' prima, per godermelo un po'.

Poi, per le sere o per qualsiasi emergenza ho trovato una babysitter che si può occupare di lui, con la quale il nano va molto d'accordo. 

9. Com’è stato cambiare paese per i tuoi figli? E per voi? Vi siete ambientati subito?

Cookie è molto piccolo ancora e per ora sembra che non ne abbia risentito. Sicuramente il nido lo aiuta molto perché è stato un bel diversivo. Forse l'impatto con la nuova lingua lo ha un po' confuso, visto che parla meno, ma ho anche notato che comprende benissimo quello che gli viene detto a scuola, quindi credo che con il tempo tutto si sistemerà. Per noi grandi va tutto bene, siamo ancora nella fase di esaltazione, per cui tutto ci sembra bello, nuovo. Magari potremmo pensare di rifare l'intervista tra un anno, e ti dirò con maggiore razionalità

10. Come si vive nel vostro paese rispetto all’Italia? Quali sono le differenze principali?

La differenza principale è lo stile di vita. Qui facciamo una vita più a dimensione di uomo rispetto a Roma. Non prendiamo quasi mai la macchina, perché tutti i nostri punti di interesse sono vicinissimi (nido, pediatra, lavoro, supermercato, amici). E quindi siamo più rilassati e ci godiamo di più i momenti insieme, che di conseguenza sono aumentati.

11. Ti manca l’Italia?

Alcuni cibi, ma è scontato, i miei amici e la mia famiglia, che però, devo dire, è molto presente. Vengono spesso e ci sentiamo tutti i giorni.

12. Com’è stato lasciare la famiglia e gli amici?

Un po' dura, ma era una cosa che volevamo tanto, quindi questo ha reso tutto più accettabile

13. Cosa cambieresti di quello che hai fatto?

Nulla, perché è una cosa che abbiamo voluto tantissimo.

14. Pensi che ti sposterai di nuovo in futuro?

Chissà, non si sa mai nella vita. Certamente lo faremo solo se per Cookie non rappresenterà un trauma o un problema. Lui è la nostra priorità e stiamo facendo tutto questo solo per offrirgli il meglio che possiamo. Ci siamo trasferiti ora che è molto piccolo e i suoi punti di riferimento siamo solo noi. Un domani questo cambierà e dovremo tenerne conto.

15. Un consiglio a chi vuole fare il grande salto e cambiare paese..

Di informarsi bene, perché non è un gioco soprattutto con una famiglia. Noi abbiamo studiato Bruxelles per un po', venendoci per lavoro e piacere e parlando con degli amici che ci avevano vissuto. 

Ma poi una volta che decidi di farlo, occorre buttarsi e basta. Se pensi di sentirtela e di voler provare, fallo. Forse non bisogna tanto pensare a quello che lasci, perché altrimenti è troppo dura. Voglio dire, noi venivamo da una situazione familiare in cui avevamo il supporto dei nonni che è molto importante e ci sicuramente ci manca, ma il desiderio  di andare via è stato più forte.


latanaafricana

1. Presentati e dicci qualcosa di te (chi sei, nome del tuo blog, quanti anni hai, quanti figli hai ed età e dove vivi)

Ciao, sono Francesca Romana del blog latanaafricana(http://latanaafricana.blogspot.com), ho quasi 37 anni e due figli di 6 e 4 anni. Ho aperto il blog un po’ più di un anno fa per raccontare questa esperienza per me decisamente nuova: quella di vivere in un paese che non solo non fosse l’Italia, ma fosse decisamente diverso da tutto quello che avevo immaginato di poter e voler fare nella mia vita: la Costa d’Avorio.

2. Da quanti anni ti sei trasferita lì?
Mio marito ha iniziato a lavorare qui a settembre 2011, io e i bambini lo abbiamo raggiunto un mese e mezzo dopo, quando la casa era ormai pronta ad accoglierci.

3. Come avete preso la decisione, cosa vi ha spinto?
La decisione aveva radici piuttosto lontane nel tempo: quando il nostro primo figlio aveva circa 6 mesi mio marito mi propose di fare la domanda per andare a prestare servizio in un’Ambasciata. Io dissi di sì, e da lì è iniziata tutta la serie di domande, accertamenti linguistici, bocciature, aridomande, etc. che poi è sfociata in un’assegnazione a luglio 2011. Quello che ci ha spinto, inizialmente, è stato soprattutto il motivo economico, quando la cosa ha iniziato a diventare concreta si è aggiunta anche la prospettiva di dare ai nostri figli (nel frattempo diventati abbastanza grandi per goderne) una lingua in più e un confronto culturale importante.

4. Hai mai avuto delle paure e incertezze?
Tantissime. Quando avevamo fatto la domanda, anni prima, ci si era detti “Però se ci capitano posti del cavolo tipo la Costa d’Avorio no”. Ecco. Poi un giorno ti capita un treno e sai che se non ci sali difficilmente ne passeranno altri, quindi sali e basta, senza incertezze. Paure ne avevamo e ne abbiamo tuttora tantissime: la Costa d’Avorio, quando siamo arrivati qui, era appena uscita da una guerra civile e si sa che l’Africa non è famosa per la stabilità politica e per la democrazia. Paura per i nostri figli, ovviamente, molto prima che per noi. Quando vivi in un posto in cui la mentalità e la cultura sono completamente diverse dalla tua, non sai mai come le persone possano reagire alle cose, quindi un minimo di paura ci accompagna sempre, viviamo con gli occhi ben aperti.

5. Quali sono state le difficoltà iniziali?
Le difficoltà maggiori sono state di due tipi: climatiche e linguistiche. Il posto dove viviamo, Abidjan (la vecchia capitale della Costa d’Avorio) è a circa 500 km dall’equatore, il ché significa mancanza totale di stagioni, di escursione notturna (la temperatura serale e notturna è massimo 2-3° sotto a quella di mezzogiorno) ed essenzialmente un caldo allucinante (mai meno di 25-26°) e un’umidità pazzesca (tra il 70 e il 97%, tutto l’anno). Un clima meraviglioso se sei un’orchidea, se sei una persona, per giunta europea, molto molto meno. Mi ricordo di aver passato la prima settimana come una balena spiaggiata sul letto: ogni azione mi sembrava insormontabile.
Quanto alle difficoltà linguistiche, basti dire che l’unico francofono della famiglia era il marito: io sapevo qualcosina di francese dalle canzoni di “Notre Dame de Paris” di Cocciante, il figlio grande (che allora aveva 4 anni e mezzo) sapeva contare fino a 10 e il figlio piccolo, di due anni e mezzo, non sapeva assolutamente nulla. Ci siamo trovati catapultati in un mondo che parla SOLO francese, è stata dura.

6. Che lavoro fai e che lavoro fa tuo marito?
Io sono architetto, ma già in Italia non stavo svolgendo la mia professione: con un marito che lavorava a turni, due bimbi piccoli e i nonni comunque lontani era abbastanza difficile proporsi in degli studi professionali e non avevo la forza e le conoscenze per aprirne uno mio. Nel frattempo avevo dirottato la mia creatività nella produzione di oggetti e bijoux artigianali, che vendevo ai mercatini o realizzavo su commissione. Mio marito ora svolge servizio nell’Ambasciata, io continuo ad esprimere la mia creatività attraverso l’artigianato (che poi chiaramente vendo in Italia nei periodi in cui sono lì): di recente ho aperto un profilo IG apposito (@AkindoCreazioni) e inoltre collaboro, come redattrice e scrittrice, con il sito Instamamme.net (dove, tra le altre cose, racconto anche la nostra avventura di famiglia all’estero).

7. Se tu lavori, chi guarda i bambini? Come fate coi nonni lontani?
Il mio “lavoro” ovviamente me lo gestisco come voglio, quindi riesco a produrre le cose che voglio nei momenti in cui i bimbi sono a scuola o dormono. Se ho scadenze urgenti per il sito e mio marito è a casa, lui porta fuori i bimbi in modo che io possa lavorare J. Avendo i nonni lontani da sempre ci siamo adeguati a cavarcela da soli!

8. Descrivi la tua giornata tipo.
La sveglia di solito suona abbastanza presto, perché i bimbi devono essere in classe alle 7 e 45; generalmente è il marito che si alza prima e che si occupa dei bimbi, a meno che non abbia il turno di mattina. Questo perché il mio bioritmo non contempla l’alzata presto: rischio di avere mal di testa e cattivo umore per tutta la giornata (e mio marito è un santo, ovvio). Portati i bimbi a scuola, di solito ci si dedica alle pulizie di casa (non si ha idea, davvero, di quanta polvere ci sia nell’aria qui) e alle commissioni. Si pranza. Il primo pomeriggio è dedicato al lavoro o alle commissioni (dipende dal turno del marito) e alle 16 e 45 si riprendono i bimbi da scuola. Generalmente si torna a casa dove la doccia è d’obbligo (giocare sotto il sole equatoriale fa un tantino sudare), poi i compiti del grande, un po’ di tv o di gioco, cena presto e poi si mettono a nanna i bimbi, noi grandi generalmente vediamo un film o leggiamo e andiamo a letto mai prima di mezzanotte. Diciamo che questa è la routine settimanale: cambia nei we, in cui si va al mare, e il mercoledì, quando i bimbi non vanno a scuola e hanno la mattina il corso di disegno e il pomeriggio sono a casa a giocare o si esce (ma qui non ci sono parchi, le attrazioni per bambini sono assai poche). Generalmente una volta a settimana si esce la sera tutti e quattro insieme agli amici per andare a mangiare fuori e un’altra volta si esce solo noi grandi per una serata a due (e i bimbi, felicissimi, con la babysitter)

9. Com’è stato cambiare paese per i tuoi figli? E per voi? Vi siete ambientati subito?
Per i miei figli all’inizio è stato quasi un gioco e l’hanno vissuto come tale. Passato il momento di entusiasmo iniziale, però, hanno manifestato disagio nel non riuscire a relazionarsi con i compagni di scuola ma piano piano, con il fondamentale aiuto della televisione in francese, le cose sono migliorate e quel disagio è praticamente scomparso. Certo, la lontananza dagli amichetti italiani è ben presente… ma si torna in Italia due volte l’anno e si cerca di fare il pieno degli affetti!
Per quanto riguarda noi la cosa è stata più complessa. Anche noi abbiamo avuto il paracadute dell’entusiasmo ma ci siamo presto scontrati con una realtà molto diversa dalla nostra… diciamo che ci siamo dovuti adattare a certe cose, anche come famiglia. Gli schemi e le abitudini familiari che avevamo in Italia non sempre si sono rivelati adatti allo stare qui e abbiamo avuto anche dei momenti di crisi di coppia, fortunatamente superati grazie al profondo legame che ci unisce.

10. Come si vive nel vostro paese rispetto all’Italia? Quali sono le differenze principali?
A parte la lingua, ovviamente, ci sono differenze culturali enormi: c’è un modo completamente diverso di vedere la vita, la genitorialità, la morte, il denaro, il tempo. Gli Ivoriani sono, in generale, molto fatalisti e vivono completamente alla giornata. Ci sono eccezioni, essenzialmente rappresentate dalle persone di cultura elevata, ma la cultura generale è quella. Poi c’è un diversissimo concetto di igiene, ovviamente, e per quanto ti opponi sai che dovrai imparare a conviverci ^^’. Un’altra differenza enorme è nell’assenza di uno stato di diritto: la polizia è completamente corrotta e per un’occidentale è uno choc.

11. Ti manca l’Italia?
In linea generale sì: mi manca il farmi capire, mi mancano gli affetti, gli amici, le mie cose. Vedere il proprio paese da “fuori” è sempre “strano”: sai che vieni da lì e tornerai lì, che le tue radici, profonde, sono lì… ma la tua realtà nell’attuale è un’altra. È un po’ come avere due paesi e sono entrambi tuoi, in maniera completamente diversa.

12. Com’è stato lasciare la famiglia e gli amici?
Pesante, pesantissimo. Per quanto si viva nell’era di internet e la comunicazione possa essere immediata, ci sono momenti in cui si ha bisogno di un abbraccio, reale. Sono i momenti duri, i momenti di malattia dei bambini (che si ammalano in Italia, andando a scuola, ti immagini in Africa?) o anche tua o di tuo marito, di scazzo, di scoraggiamento, di nostalgia.

13. Cosa cambieresti di quello che hai fatto?
Nulla: sono fermamente convinta, e lo sono stata da subito, che questa esperienza ci migliorerà e che fosse un treno da prendere a tutti i costi.

14. Pensi che ti sposterai di nuovo in futuro?
La nostra permanenza ha una data di scadenza ben definita e non è purtroppo prevista, nel breve termine, un’altra possibilità simile. Se anche fosse possibile non credo faremmo una scelta così dirompente come il trasferirci di nuovo in un posto come questo. Si potesse, io valuterei volentieri la Francia.

15. Un consiglio a chi vuole fare il grande salto e cambiare paese.
Il nostro salto non è stato un salto completamente nel vuoto, nel senso che il lavoro di mio marito era già definito, non siamo partiti all’avventura. Lo è stato, un salto nel vuoto, nel senso che dall’assegnazione al momento effettivo della partenza son passati neanche due mesi e questo non ci ha permesso di documentarci su nulla se non sulle vaccinazioni. Il mio consiglio è, in caso ci siano bambini, di valutare bene il posto in cui andare, studiare l’offerta scolastica (in Costa d’Avorio per esempio non ci sono scuole italiane, per noi non è stato un problema ma mi rendo conto che potrebbe esserlo per altri), le malattie presenti ed endemiche (noi per esempio abbiamo fatto TUTTE le vaccinazioni, TBC compresa) e soprattutto la presenza di una comunità italiana. Quest’ultima cosa secondo me è fondamentale: si ha bisogno di confrontarsi con qualcuno che ha le nostre stesse basi culturali, nel nostro caso noi abbiamo legato molto con le persone che gravitano in ambiente Ambasciata ed è stato importantissimo, aiuta molto a superare i momenti, che purtroppo inevitabilmente ci saranno, più pesanti.
Se poi avete altri dubbi e volete parlarne, potete contattarmi tramite blog o mail:
latanaafricana@gmail.com


mammeneldeserto

Questa è un’intervista doppia perchè sono due le mamme redattrici del blog:

“ci siamo conosciute al club privato. Io sapevo già della sua esistenza da un altra ragazza italiana che aveva figli più grandi., Quando sono arrivata loro erano in Italia...al loro rientro io ho sentito parlare italiano e ho subito capito chi erano e sono andata a presentarmi ( sono timidaaaa). Avendo due figli della stessa età abbiamo iniziato a frequentarci, loro sono stati la scusa, poi siamo diventate amiche noi..e ora loro sono quelli che ci distraggono dalle nostre chiacchiere e dai ns progetti.”

1. Presentati e dicci qualcosa di te (chi sei, nome del tuo blog, quanti anni hai, quanti figli hai ed età e dove vivi)

D: Mi chiamo Drusilla, classe 1980. Mamma di due maschi: Tato 4 anni e Ercolino 2 anni. Vivo in Kuwait. Nome del blog: Mamme nel Deserto.

2. Da quanti anni ti sei trasferita lì?

D: A febbraio abbiamo brindato al nostro secondo anno in Kuwait!

3. Come avete preso la decisione, cosa vi ha spinto?

D: Decisione forzata, scelta di vita, una pazzia. Un mix di tutto questo. Mio marito lavora all’estero dal 2005 e io ho deciso di seguirlo con la nascita del primo figlio.

4. Hai mai avuto delle paure e incertezze?

D: Le paure e le incertezze stanno alla base di una famiglia expat. Vivendo all’estero non hai sicurezze. Ma forse e’ questo che ci piace!!!

5. Quali sono state le difficoltà inziali?

D: La lingua, prima di tutto. La mia conoscenza dell’inglese era ad un livello di sopravvivenza. Poi una cultura molto lontana dalla nostra. Il riucire a crearsi un giro di amicizie importanti per la nostra salute mentale.

6. Che lavoro fai e che lavoro fa tuo marito?

D: Come direbbero gli inglesi mio marito e’ Project Manager . In poche parole si occupa della gestione e organizzazione di un progetto per un’ azienda italiana specializzata in grandi opere. Io fino a settembre sono mamma h24 ma dal prossimo anno scolastico lavorero’ come Assistant teacher in una nursery. In Italia lavoravo nel campo delle risorse umane e mi occupavo di reclutamento e selezione.

7. Se tu lavori, chi guarda i bambini? Come fate coi nonni lontani?

D: Ho scelto un lavoro che mi permette di avere orari e vacanze piuttosto in linea con quelle dei miei figli. Sono comunque stata obbligata a prendere una nanny che guardera’ i Tati fino al mio rientro. Io finiro’ di lavorare mezz’ora dopo l’orario di uscita da scuola dei Tati. Magari poter usufruire dell’aiuto dei nonni!!!!

8. Descrivi la tua giornata tipo.

D: La giornata inizia piuttosto presto qui in Kuwait. La scuola di Tato apre alle 7.10 e le lezioni hanno inizio alle 7.20. Io solitamente mi sveglio prima di tutti per preparare il lunch box dei Tati. Colazione tutti insieme (o almeno ci proviamo!). Poi tutti fuori. Tato viene accompagnato a scuola dal Daddy mentre io penso a gestire Ercolino. Se il traffico kuwaita e’ clemente entro le 8.15 riesco a tornare a casa. Gestione minima della casa (giusto per dare l’idea al marito che faccio la casalinga!), poi via in palestra, oppure a fare la spesa settimanale oppure altre faccende da mamma-moglie snaturata! Ore 11.45 nuovamente in auto a recuperare le belve bionde. Qui le scuole finiscono alle 12 (almeno quelle inglesi). Al pomeriggio sonnellino di un paio d’ore. Poi via a giocare con gli amichetti italiani al club oppure ci inventiamo attivita’ di ogni tipo (playdogh, pittura, salti sulle molle nel parchetto sotto casa, costruzioni, ballo e canto...). Ore 6.45 cena (ormai abbiamo l’orologio inglese!). Ore 9 pm i Tati a nanna! Uff che giornata!

9. Com’è stato cambiare paese per i tuoi figli? E per voi? Vi siete ambientati subito?

D: I Tati non hanno avvertito molto il cambiamento di paese, forse perche’ hanno vissuto pochissimo in Italia. Tato e’ arrivato in Libia a tre mesi mentre Ercolino in Kuwait a due. Per noi e’ stato piu’ complicato. Diciamo che dopo due anni inizio a definire il Kuwait CASA. Sembra incredibile ma e’ cosi’.

10. Come si vive nel vostro paese rispetto all’Italia? Quali sono le differenze principali?

D: La grande differenza e’ la cultura. Viviamo in un paese islamico, quindi occorre rispettare alcune regole (non girare troppo svestite, il bikini si usa solo al club, no alcool e no prodotti di maiale...) ma dopo un po’ che ci vivi diventa tutto normale. La cosa piu’ difficile da accettare e’ la diversita’ nelle tradizioni, il fatto che qui non si festeggia S.Lucia, Natale, la Befana o Pasqua. In Kuwait non c’e’ una cultura della famiglia come in Italia, qui i bambini vengono cresciuti dalle nanny, una cosa tristissima da vedere. Pero’ sono molto attenti alle esigenze dei bambini e delle famiglie. Evviva le incoerenze di questo fantastico paese!

11. Ti manca l’Italia?

D: L’Italia mi manca perche’ e’ la mia terra. Mi manca la mia famiglia, le persone che amo e con le quali sono cresciuta. Mi manca poter fare una camminata immersa nella natura; andare a vedere una mostra o un museo; andare in una biblioteca coi Tati; mi manca il freddo dell’inverno; mi mancano i paesaggi del mio Lago di Garda; il profumo dei fiori in primavera; il silenzio della mia casa immersa nel verde. Ma anche il Kuwait ha tanti aspetti positivi (prima o poi ci scriveremo un post!).

12. Com’è stato lasciare la famiglia e gli amici?

D: Difficile ma non troppo! Viviamo in un’epoca dove le distanze vengono accorciate grazie a Skype, facebook, mail e internet in generale.

13. Cosa cambieresti di quello che hai fatto?

D: Assolutamente nulla! Forse avrei studiato con piu’ determinazione e impegno l’inglese anni fa. Nevermind!

14. Pensi che ti sposterai di nuovo in futuro?

D: Spero proprio di si! Mi auguro di non dovermi fermare a vita in Kuwait. La vita da expat crea dipendenza e non ne puoi fare a meno. Il mio obiettivo sarebbe andare a vivere in posti come Nuova Zelanda o Canada, ma chi lo sa cosa ci riserva il futuro....

15. Un consiglio a chi vuole fare il grande salto e cambiare paese..

Il mio consiglio e’ quello di essere open mind. Di essere aperti verso le diversita’ in termini di cultura, persone, ambiente, stile di vita e lavoro. Di cogliere tutti gli aspetti positivi che la diversita’ regala. Vivere con tranquillita’ e serenita’ il cambiamento e non fare mai il paragone con il mondo e la vita che ci si lascia dietro alle spalle.

--------

1. Presentati e dicci qualcosa di te (chi sei, nome del tuo blog, quanti anni hai, quanti figli hai ed età e dove vivi)

Mimma. Ho quasi 40 anni. Sono pugliese di nascita, milanese di adozione. Nome del blog :Mamme nel deserto ( non solo di fatto) ho una splendina duenne e ora vivo a Kuwait city

2. Da quanti anni ti sei trasferita lì?

Poco più di un anno fa.

3. Come avete preso la decisione, cosa vi ha spinto?

Lo racconto molto bene e molto lungamente nel post “ma come diavolo ci sei finita in Kuwait”. Diciamo che era arrivato il momento di fare una nuova esperienza all’estero e io mi sono concentrata molto perché ciò accadesse.

4. Hai mai avuto delle paure e incertezze?

E’ stata una decisione lunga. La principale paura era lasciare il mio lavoro, anche se per ora è solo in stand by (w l’aspettativa) e forse un po di dubbi perché si trattava di un paese islamico, questo non era proprio nei miei principali desideri. Ma quando arrivò la telefonata. Il mio cuore fece un balzo di felicità. Beata incoscienza.

5. Quali sono state le difficoltà iniziali?

Tutto e niente. Nessun punto di riferimento . Tutto il giorno da sola con nana. Ma è stata la Lingua il mio vero problema. Con l’inglese me la cavavo maluccio e quindi da super autonoma e indipendente qui all’inizio dipendevo dal marito per tutto. Ma è durato poco per fortuna.

6. Che lavoro fai e che lavoro fa tuo marito?

Adesso faccio il lavoro più duro del mondo:Mamma h24. Prima avvocato per un grande gruppo bancario. Marito uomo di finanza e business. Lavora per un Fondo governativo sovrano kuwaitiano.

7. Se tu lavori, chi guarda i bambini? Come fate coi nonni lontani?

Non lavoro e quindi la “guardo io”, Pure prima i nonni erano lontani “1000 KM”. Eravamo ostaggio di una tata. Qs è stata la più grande libertà conquistata.

8. Descrivi la tua giornata tipo.

Sveglia all’alba. Non ho una figlia, ma una piccola allodola. Alle 6.00 lei attacca con mamma mamma. Colazione, coccole, miraboli invenzioni per lavaggio denti, occhi e mani, tre cambi al grido : mamma metti maglietta bella bella. Poi 7.20 fuori in taxi diretti al nido inglese. Rientro mio verso le 8.30 (traffico terribile). Il tempo di riassettare un po’, prendersi con calma un caffè, cambiarsi perchè nella fretta hai messo maglietta al rovescio. Leggere il Kuwait news e prepararsi per la lezione di inglese con Mr Maddy. Finita la lezione, preparare il pranzo per patata, correre a recuperarla al nido qui si inizia presto 7.40, ma si finisce presto 12. Rientrate a casa al gridio voglio ciuccio ciccio (eh no il ciuccio di giorno nn si usa) pianti per lavaggi mani, pranzo. Poi il suo benedetto sonno di h. 2.30. In cui sembro una pazza o una drogata sotto effetto allucinogino. Leggo un po’ di tutto, inglese e non, imbastisco cena e se sono in vena scrivo il post per il blog.

Appena sveglia, rapida merenda e di corsa fuori. O al club o casa di qualche amichetto quando non li ospitamo noi. Alle 18.30 a casa, bagnetto, 19 tutti a pappa con il daddy. Un ora di gioco libero (compreso saltare sul divano) telefonata con i nonni e zie . Alle 20.30 a nanna.

21.30 il mio momento silenzio e pace e se non crollo dal sonno faccio quello che mi piace di più leggo, leggo, leggo.

9. Com’è stato cambiare paese per i tuoi figli? E per voi? Vi siete ambientati subito?

Per patata che aveva solo un anno nessun trauma. Anzi! Mamma h24, tanta vita all’aria aperta, mare, piscina, amici. Non è facile, anzi è dura. Io faccio rimozione di quello che mi fa stare male. Ma ci sono momenti in cui è dura pure adesso. Sei solo. Sempre. Però questo ti fortifica come famiglia. Poi l’abbiamo affrontato positivamente e fatto degli investimenti. Tipo iscriverci a un bel club privato. Lì ho conosciuto Drusilla e altre mamme expat che avevano mie stesse esigenze. Sono stata fortunata. Ma l’approccio positivo ha aiutato. E poi all’inzio la vivevo come una vacanza. Non mi domandavo mai quanto resterò qui (ci pensano glia altri a chiedermelo sempre). Vivo il presente, mi prendo il meglio e se non lo trovo lo vado a cercare o telefono a qualcuno e mi lamento. Non penso mai a cosa ho lasciato. Cioè non ci penso con rammarico. Credo che questa sia una gran bella opportunità per tutti noi.

10. Come si vive nel vostro paese rispetto all’Italia? Quali sono le differenze principali?

Il mio teacher mi ha insegnato un espressione inglese: Culture Shock. Questo è un paese Islamico. Ciò vuol dire una cultura opposta. Diversissima. Calendario da immaginare (non c’è natale, pasqua, carnevale, persino la festa della mamma è a marzo). La settimana inizia di domenica ( secondo voi c’è niente di peggio??). Esiste la censura e le donne portano il burqa. Vietato alcool e i derivati di maiali. Qui nn c’è vino, non c’è prosciutto. Non ci sono bar, locali. Non ci sono i miei amati Happy hour. Solo ristoranti. E anche il clima è diverso ( chi se lo ricorda più un piumino o uno stivale). Ma a qs ci si abitua volentieri. Poi per il resto è una paese facile, molto kids oriented. Noi poi abbiamo i figli biondi e qui impazziscono per loro. Ottime scuole internazionali. Vita all’aria aperta. Nessuna sensazione di crisi. Anche se pure qui esistono i contrasti , bellissime grattacieli , con catapecchie attorno.

11. Ti manca l’Italia?

Si mi manca. Però in questo momento ci sono troppi problemi e penso “benedetta Kuwait”. Ma mi manca. Come ho scritto nel mio post I LOVE MILANO, ma cerco di non pensarci troppo.

12. Com’è stato lasciare la famiglia e gli amici?

La famiglia l’ho lasciata 20 anni fa in puglia. Però se proprio ero in astinenza con 1.30 di volo ero da loro. Ora, tra scali e tutto, ce ne vogliono 15 e il costo non è indifferente. Ma noi abbiamo imparato a vivere a distanza. E poi in estate mi fermo lì due mesi.E con skype ci sentiamo anche due,tre volte.

Gli amici. Io dico santi whatsapp, internet, skype, facebook e ora il blog. E’ come se ce li avessi qui. Pero mi manca organizzarmi una serata con le mie amiche e recuperare un po’ della ns vita. Per fortuna qui ho trovato persone che stanno colmando quel vuoto.

13. Cosa cambieresti di quello che hai fatto?

Nulla. Forse l’avrei fatto prima. Sicuro avrei studiato meglio l’inglese, ma quello a prescindere da qs esperienza.

14. Pensi che ti sposterai di nuovo in futuro?

Perché no?? Chi lo sa. Mi piacerebbe. Ci sto prendendo gusto.

15. Un consiglio a chi vuole fare il grande salto e cambiare paese..

Siate pronti al cambiamento, alle difficoltà, approcciatevi in maniera positiva. Cercate subito dei punti di riferimento, tutti ne abbiamo bisogno. Siate pazienti ma anche proattivi. Chiedete chiedete e cercate ovunque chi è nella vs situazione ( qualcuno di mia conoscenza ha trovato la prima grande amica in Chiesa). Push yuor luck!


genasf

1. Presentati e dicci qualcosa di te (chi sei, nome del tuo blog, quanti anni hai, quanti figli hai ed età e dove vivi)

         Il mio nome e' Spice, Mamaspice. Scrivo un blog intitolato UNA GENOVESE A SAN FRANCISCO. Sottotitolo Californication. Ho quattro figlie ( prova del fatto che ho Californicato).

La mia eta' te la potrei anche dire, ma poi ti devo uccidere.

2. Da quanti anni ti sei trasferita lì?

            Sono a San Francisco da 15 anni.

3. Come avete preso la decisione, cosa vi ha spinto?

           Mi ha spinto mio marito, che e' indigeno di qui. Io in realta' stavo benissimo dove stavo. A Genova? No, a Bologna.

4. Hai mai avuto delle paure e incertezze?

Tante. Comunque ho imparato che fare le cose di cui hai paura, da' delle scariche di adrenalina pazzesche.

5. Quali sono state le difficoltà inziali?

            Ricostruirmi una comunita'. Ci ho messo dai 5 ai 7 anni. Non scherzo.

6. Che lavoro fai e che lavoro fa tuo marito?

         Mio marito Lupodimare fa il capitano di lungo corso. Io faccio la social media manager, cioe' scrivo cose per conto terzi.

7. Se tu lavori, chi guarda i bambini? Come fate coi nonni lontani?

       Prima dell'eta' scolare li guardavo io, non ho lavorato  per un po' ( ho avuto 3 figlie in 4 anni).

8. Descrivi la tua giornata tipo.

     Hahaha. Mi sveglio all'alba prima del mio destino. Scrivo per circa un'ora, in quel limbo dorato che chiamo la quiete prima della tempesta, in cui tutti dormono. Alle sette si svegliano i lupi famelici. Colazione. Preparo 5 pranzi al sacco. Porto le 4 figlie in 4 scuole diverse ai 4 lati della citta'. Vado a lavorare (finalmente mi siedo). Esco dal lavoro, riprendo tutte e le deposito a : balletto, calcio, piano, teatro......Le vado a riprendere. Siamo a casa non prima delle 7 e mezza. Io o Lupodimare prepariamo la cena e nello stesso tempo risolviamo equazioni di secondo grado che il professore di seconda media non ha spiegato bene. Ognuno ha un risultato diverso. La cena brucia. Alle nove e mezza io crollo. Gli altri si arrangiano.

9. Com’è stato cambiare paese per i tuoi figli? E per voi? Vi siete ambientati subito?

Le mie figlie sono nate qui.

10. Come si vive nel vostro paese rispetto all’Italia? Quali sono le differenze principali?

Quanto tempo hai?

Qui a San Francisco si vive bene. E' una citta' tranquilla suddivisa in tanti quartierini che sono come dei piccoli paesi. Pochissima gente e' nata qui. Tutti vengono da altre citta', altri stati, altri continenti. L'atmosfera e' effervescente.La gente che ha idee e capacita' generalmente viene premiata. Tutti pagano le tasse, pena la galera. C'e' l'IMU. La copertura sanitaria e' problematica. Ai maschietti e' permesso di vestirsi da femmina. Tutti riciclano. Ci sono tantissime famiglie gay. Per il resto, tutto il mondo e' paese.

11. Ti manca l’Italia?

Si e no.

12. Com’è stato lasciare la famiglia e gli amici?

    Non e' stato facilissimo, pero' adesso ho un sacco di amici anche qui (per la maggior parte italiani o europei).

13. Cosa cambieresti di quello che hai fatto?

Rifarei tutto. Con piu' calma, senza agitarmi.  

14. Pensi che ti sposterai di nuovo in futuro?

  Penso di no, pero' mi piacerebbe. Mi affascina l'idea di riniziare da capo, voltar pagina.... 

15. Un consiglio a chi vuole fare il grande salto e cambiare paese..

     Fatelo quando i bimbi sono ancora piccoli. Per il resto buttatevi. 


Ringrazio di cuore tutte le blogger che hanno risposto alle mie domande! Siete state gentili a raccontarci la vostra esperienza!

Se, voi lettori/trici avete delle domande da fare alle blogger commentate! : )

21 commenti:

  1. molto interessante! complimenti!

    RispondiElimina
  2. grazie mille per questa bellissima intervista... ti ho dedicato il post del giorno. grazie ancora!

    RispondiElimina
  3. Come mai non c'è machedavvero?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sarebbe piaciuto tantissimo! È il mioblog preferito!!! Ma con tutto quello che ha da fare e tutte le email che le arrivano non credo che avrebbe tempo per la mia intervista...

      Elimina
  4. Grazie per l'intervista e grazie per averci fatto conoscere altre mamme expat

    RispondiElimina
  5. Grazie mille per l'intervista! Grazie per averci fatto conoscere nuove mamme expat!

    RispondiElimina
  6. Un post lunghissimo...
    Mamma che paura e La tana africana sono blog che già seguo e mi piacciono molto. Grazie x avermi fatto conoscere gli altri.
    Penso che in un momento di crisi come quello in cui ci si trova ora in Italia, in ogni famiglia si paventa la possibilità di andarsene, ma come dici tu, senza agganci giusti e sicuri, se hai dei figli a cui pensare, dove vai? Devi avere delle sicurezze, sono obbligatorie, almeno il lavoro!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il post piu lungo che abbia mai visto vero??? Forse dovevo farlo a puntate....mmm....si infatti la penso come te..

      Elimina
  7. Brava, hai avuto un'idea geniale. Grazie per l'intervista e per avermi fatto conoscere le altre mamme fuori sede.Le seguiro' da subito!

    RispondiElimina
  8. Grazie! Post interessantissimo ed indirizzi di blog nuovi da conoscere.
    Grazie ancora
    Mila

    RispondiElimina
  9. belle e molto interessanti queste interviste!!! brava

    RispondiElimina
  10. Che belle queste interviste...se ne scovi altre, mi raccomando noi siamo curiose!!!

    RispondiElimina
  11. Visto che ti interessa la vita di expat oggi abbiamo pubblicato un altro post che racconta un pò cosa vuole dire...http://mammeneldeserto.blogspot.com/2013/04/quando-la-vita-da-expat-diventa-uno.html?spref=fb

    RispondiElimina
  12. Sono capitata sul tuo blog un po' per caso ... ma grazie per questo post! Sono una mamma di due bimbi piccoli e tra pochi mesi mi trasferisco in Inghilterra ... la decisione è stata proprio difficile da prendere, proprio perchè, come dici tu, non siamo più solo io e mio marito. Ma ora che l'abbiamo presa è tutto diverso, sono molto serena! Mi trasferisco per il lavoro di mio marito, io lascio il mio qua e vediamo cosa succede là! Buona serata!
    Miriam (www.dietrolecose.blogspot.it)

    RispondiElimina
  13. bellissime interviste... Californication mi hai fatto morire con la tua ironia ahahahahah!!! Comunque molto interessante... io lo so come finirà anche noi abbiamo il pallino e siccome quando decidiamo una cosa seriamente in 3 mesi si piglia e si parte non si sa mai.... Grazie di questo bel post. Gloria

    RispondiElimina
  14. toc toc...ci sarei anche io :-)

    RispondiElimina
  15. Bellissime storie, ho sperimentato l'esperienza all'estero durante il dottorato e dopo, non è mai facile ma sicuramente una delle esperienze più belle da fare. Sarei pronta a ripartire, anche se stavolta scegliendo il Paese soprattutto in termini di civiltà, date le condizioni del nostro Paese al momento...

    RispondiElimina
  16. Belle interviste. Mi fa molto piacere leggerle, proprio ora che mi sto per spostare in Olanda.
    Magari fra qualche mese ti mando una "nuova puntata" dell'intervista, in diretta da Rotterdam!

    RispondiElimina

Lascia il tuo commento! Risponderò al più presto!
Grazie, Mamma Cì